MSC Fantasia - Altare della patria - Roma

Il Monumento nazionale a Vittorio Emanuele II, meglio conosciuto con il nome di Vittoriano o Altare della Patria_1
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Info

Il Monumento nazionale a Vittorio Emanuele II, meglio conosciuto con il nome di Vittoriano o Altare della Patria, è un monumento nazionale situato a Roma, sul Campidoglio, opera dell'architetto Giuseppe Sacconi. è uno dei simboli patri italiani.

Il nome "Vittoriano" deriva da Vittorio Emanuele II di Savoia, primo Re d'Italia. Da quando, nel 1921, accolse le spoglie del Milite Ignoto, il monumento assunse una nuova valenza simbolica, e quello che era stato pensato inizialmente come monumento dinastico, divenne definitivamente una celebrazione dell'Italia unita e della sua libertà.

L'idea di base del Sacconi, d'altra parte, era proprio questa: rappresentare allegoricamente, ma anche geograficamente, tutta l'Italia, per mezzo di raffigurazioni simboliche. Basti pensare ai gruppi scultorei del Pensiero, dell'Azione, della Concordia, della Forza, del Diritto, ai bassorilievi del Lavoro che edifica e feconda, dell'Amor Patrio che combatte e che vince, alle fontane dell'Adriatico e del Tirreno, alle statue delle Regioni d'Italia, ai mosaici della Fede, della Sapienza, della Pace e soprattutto alle quadrighe dell'Unità della Patria e della Libertà dei cittadini. L'unica raffigurazione non simbolica è la statua di Vittorio Emanuele.

Il Vittoriano non è mai stato solo un monumento da contemplare, ma da sempre è anche teatro di importanti momenti celebrativi; ciò ha accentuato il suo ruolo di simbolo di identità nazionale. Si pensi alla grandiosa manifestazione del 2 novembre 1915 in ricordo dei caduti di guerra e, per arrivare ai tempi recenti, alle parole del presidente Ciampi che, in occasione della cerimonia di apertura dell'anno scolastico che qui si svolse, affermò: "[...] Questo monumento sta vivendo una seconda giovinezza. Lo riscopriamo simbolo dell'eredità di valori che le generazioni del Risorgimento ci hanno affidato. Le fondamenta di questi valori sono qui incise nel marmo: l'unità della Patria, la libertà dei cittadini [...]". Il presidente si riferiva ai soggetti delle quadrighe di coronamento poste sopra ai due propilei.

Il monumento è proprietà del Ministero dei Beni Culturali ed è gestito, dal dicembre 2014, dal Polo Museale del Lazio.

Il nome

Sin dall'epoca della sua inaugurazione il Monumento, chiamato ufficialmente "Monumento nazionale a Vittorio Emanuele II", era indicato anche con due sinonimi: "Vittoriano" ed "Altare della Patria", che allora come oggi sono i nomi più usati per l'edificio. Dal 1921, quando il Milite Ignoto fu tumulato sotto la statua della dea Roma, l'idea che il Vittoriano sia l'"Altare della Patria" si è rafforzata e nello stesso tempo l'espressione ha cominciato ad indicare non solo tutto il monumento, ma anche il luogo della sepoltura del soldato simbolo di tutti i caduti della Prima guerra mondiale; per metonimia l'espressione indica ancor oggi l'intera costruzione.

Il progetto

Alla morte di Vittorio Emanuele II, nel 1878, fu deciso di innalzare un monumento che celebrasse il Padre della Patria e con lui l'intera stagione risorgimentale. Nel 1880 fu bandito un primo concorso internazionale, vinto dal francese Henri-Paul Nònot, al quale però non fece seguito una fase attuativa del progetto, anche perché nel bando era stata lasciata completamente libera la tipologia del monumento e non si erano date indicazioni sulla localizzazione, cosa che aveva portato a un fiorire di proposte inattuabili o inaccettabili; il primo posto assegnato ad un francese, poi, aveva innescato una serie di polemiche.

Nel 1882 fu bandito un secondo concorso internazionale, precisando sia la localizzazione, sia delle indicazioni costruttive. Come si legge sullo stesso bando, il monumento doveva comprendere "un complesso da erigere sull'altura settentrionale del Campidoglio, in asse con la via del Corso; una statua equestre in bronzo del re; uno sfondo architettonico di almeno trenta metri di lunghezza e ventinove d'altezza, lasciato libero nella forma ma atto a coprire gli edifici retrostanti e la laterale basilica di Santa Maria in Aracoeli". I concorrenti ebbero un anno di tempo per consegnare il progetto. Le proposte presentate furono novantotto; inizialmente ne vennero selezionate tre: quelle del tedesco Bruno Schmitz, di Manfredo Manfredi e di Giuseppe Sacconi. Tra queste la commissione reale votò all'unanimità quella di Giuseppe Sacconi, giovane architetto marchigiano.

Il progetto di Sacconi si ispirava ai grandi santuari ellenistici, come l'altare di Pergamo e il Santuario della Fortuna Primigenia di Palestrina; il monumento fu ideato come un grande foro aperto ai cittadini, in una sorta di piazza sopraelevata nel cuore della capitale, simbolo di un'Italia unita che si affiancava ai monumenti della Roma dei Cesari e dei Papi.

Il progetto originario dell'opera (una delle più grandi realizzate nell'Ottocento) prevedeva l'utilizzo del travertino, pietra tradizionale negli edifici romani, ma il monumento venne poi realizzato in marmo botticino, più facilmente modellabile e simile ai marmi bianchi che gli antichi romani usavano nelle costruzioni più rappresentative. La scelta di sostituire il travertino scelto dal Sacconi con il botticino ha generato molte polemiche, non ancora sopite: la pietra prende il nome dalla sua zona di estrazione, Botticino, a nord-est di Brescia.

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